Maternità 2017 : analisi delle misure economiche a suo sostegno

Maternità 2017 : guida agli aiuti per la famiglia e la maternità.
Assegno di maternità, bonus bebè e bonus mamma, congedi  ; analisi dettagliata di tutte le opportunità

La nascità di un figlio è sicuramente un evento meraviglioso e straordinario destinato a rivoluzionare la vita dei genitori. Oltre ad un importantissimo impatto emozionale porta con se anche una dinamica economica di rilievo.
Importante quindi è conoscere tutti i provvedimenti, statali o affidati agli enti regionali e comunali, posti in essere in favore della famiglia o della maternità per il 2017.
Di seguito abbiamo preparato una lista dei provvedimenti più rilevanti a supporto della maternità 2017

Bonus mamme domani 2017

Vero e proprio bonus dedicato alla Maternità 2017 è il bonus mamme domani.
Consiste in un assegno “una tantum” (e senza possibilità di rateizzazione) dell’importo di 800 euro, riconosciuto alle donne in gravidanza nel 2017. L’assegno è finalizzato a sostenere i costi delle visite mediche e le spese necessarie per il mantenimento del neonato, molte delle quali sono sostenute nei mesi prima della nascita.
La domanda per ottenere l’assegno può essere inviata a partire dal settimo mese di gravidanza (stadio in cui la gravidanza è a “minor rischio” e aumentano i costi per le visite mediche e le spese per il bebè). Le modalità di invio devono essere ancora comunicate dettagliatamente dall’Inps.
Quel che è certo che non sono previsti limiti di reddito per cui tutte le donne incinte dal settimo mese di gravidanza nel 2017 potranno accedere al beneficio, a prescindere dal reddito e dalla situazione patrimoniale del nucleo familiare. Non sarà dunque necessario allegare l’Isee alla domanda di bonus mamme domani 2017.
Molto probabilmente, come avviene per i bonus bebè e voucher asilo nido, la domanda dovrà essere presentata all’Inps tramite modalità telematica, autonomamente tramite accesso all’area riservata con il pin Inps o tramite l’aiuto di un intermediario abilitato o CAF.

Bonus bebè 2017

Rientrante tra le agevolazioni per Maternità 2017 ma volto a sostenere la famiglia (quindi anche padre) il bonus bebè è stato confermato per il 2017 e consiste in un assegno di 80 euro al mese (960,00 euro all’anno) per ciascun figlio nato o adottato dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2017 per la durata massima di 3 anni di età.
A chi spetta. L’assegno è partito dall’1 gennaio 2015 per le famiglie con ISEE sotto i 25mila euro mentre per le famiglie a basso reddito fino a 7mila euro l’importo dell’assegno è raddoppiato e passa da 80 a 160 euro.
Come richiederla. I genitori, sia sposati che conviventi o residenti in alloggi distinti ma conviventi con il figlio, in possesso dei requisiti devono presentare domanda compilando l’apposito modulo INPS assegno di natalità – bonus bebè e presentare la richiesta:
– andando su www.inps.it – Servizi on line. Prima però bisogna attivare un PIN personale;
– attraverso i patronati.
La domanda va preceduta dalla richiesta di ISEE e successivamente, per rinnovarne la validità, è sufficiente richiedere un nuovo Isee ad ogni anno del triennio interessato.

Fondo credito nuovi nati

In arrivo tra le misure per la maternità 2017 un’altra agevolazione, il fondo crediti nuovi nati, ma bisognerà aspettare la fine di marzo per poterne usufruire. Come spiega il ministro Costa, è “destinato a fornire garanzie sui piccoli prestiti concessi alle famiglie che avranno o adotteranno un figlio a partire dal 2017”.
Un passo “importante e molto consistente anche dal punto di vista finanziario, in un percorso pluriennale di supporto: la necessità di sostegno ai genitori non si esaurisce nei primi anni di vita dei figli, molto gravosi dal punto di vista economico e sul piano della conciliazione con il lavoro, ma riguarda tutto il percorso di crescita dei ragazzi“.
Al momento le informazioni disponibili non sono certe chi spetta e come funziona: l’Inps sta aggiornando la pagina con i requisiti. Voledo fare un raffronto con misure simili occorre tener conto che in precedenza, per i  figli nati da 2009 al 2011, era possibile avere fino a 5mila euro da rendere entro massimo 5 anni.
Per info: fondo nuovi nati sul sito Inps

Nuovo congedo parentale

Tra le misure per la maternità 2017 rientra a pieno titolo, perchè volto a supportare la famiglia nonchè la figura genitoriale, l’estensione voluta dal Jobs Act del congedo parentale retribuito al 30%, dai tre ai sei anni del figlio (otto per le famiglie a basso reddito) e non retribuito dagli attuali otto anni del figlio a 12 anni. Si può chiedere anche a ore in base alle determinazioni in contrattazione collettiva, o in loro assenza è possibile fruire del congedo parentale su base oraria in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga quadrisettimanale o mensile immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha inizio il congedo parentale.

Congedo paternità obbligatorio

Il bonus papà (ma pur sempre rientrante nelle misure di maternità 2017) è un’agevolazione che spetta dal 2017 al lavoratore dipendente al momento della nascita di un nuovo figlio o dell’entrata in famiglia di un nuovo componente adottato o in affido.
Tale bonus prevede due giorni di permesso retribuiti al neo papà. L’agevolazione si distingue però in due tipologie diverse:
– congedo paternità obbligatorio 2017: spettano due giorni di astensione dal lavoro retribuiti;
– congedo paternità facoltativo 2017: spettano due giorni da utilizzare alternativamente alla madre in astensione obbligatoria.
Ciò significa che questi due giorni di assenza retribuiti possono essere utilizzati dal papà solo a condizione che la neo mamma rinunci a due giorni del proprio congedo.

Buono nido

Il buono nido è un’altra novità per la maternità 2017 per la quale si è tuttavia in attesa di chiarimenti da parte dell’inps. Si configura come un contributo per il pagamento delle rette dei nidi pubblici e privati, fino a un massimo di 1.000 euro annui e per 11 mensilità. Possono richiedere questa misura tutte le famiglie, poichè non è stato fissato un tetto di reddito desumibile dall’Isee, ed è riferita all’intera durata massima di tre anni di frequenza del nido. L’aiuto sarà erogato anche alle famiglie con bambini di meno di tre anni che, a causa di gravi patologie croniche, sono impossibilitati a frequentare un nido’
Il nuovo Bonus Nido non va confuso con il voucher baby sitter e asilo nido, misura già presente lo scorso anno e rivolta unicamente alle madri lavoratrici (quindi con l’esclusione delle famiglie con unico reddito derivante dal padre o con il padre quale unico genitore).

Assegno di maternità 2017 dei Comuni

Si tratta di un contributo indirizzato alle madri disoccupate e casalinghe erogato in unica soluzione e limitato al primo anno di vita del bambino. La richiesta va infatti presentata al Comune di residenza entro sei mesi dalla nascita del bimbo e dalla sua entrata in famiglia se adottato o preso in affido. Il beneficio è riconosciuto anche alle mamme extracomunitarie che, entro sei mesi dalla nascita del bambino, presentano la documentazione per la richiesta + permesso soggiorno.
L’importo dell’assegno viene rivalutato dal Comune ogni anno in base all’adeguamento ISTAT. I nuovi importi sono pubblicati dall’INPS solitamente intorno al mese di aprile tenuto conto dell’adeguamento.

 

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Analisi e critica all’Escapologia fiscale : il volume gratuito

Non è tutto oro quello che luccica – Critica ragionata ai “segreti” dell’escapologia fiscale

Contro l’Escapologia fiscale nasce il primo volume, assolutamente gratuito e condivisibile, in risposta al manuale del noto Escapologo italiano. Con la preparazione e l’attenzione, nonchè esperienza, propria della categoria un gruppo di commercialisti attivi in diverse città italiane fornisce l’opportuna chiave di lettura ai 59 segreti di questa nuova moda fiscale.

L’opera, di cui mi onoro di essere tra gli autori, ha l’unico obiettivo di tutelare i contribuenti anzitutto e successivamente la categoria tutta.
Una sana e attenta, nonchè dettagliata e professionale, critica all’Escapologia fiscale è infatti il miglior modo per far comprendere al meglio ciò che i diversi segreti non dicono.
Il volume è scaricabile gratuitamente e la sua diffusione è incoraggiata prima ancora che consentita.

Critica all’Escapologia fiscale, scarica il volume gratuitamente : CONTRO-ESCAPOLOGIA-FISCALE

Per la versione on-line potete usare questo link

 

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Rottamazione delle cartelle Equitalia : guida alla sanatoria dei ruoli

Guida completa alla rottamazione delle cartelle equitalia : come funziona e come richiedere la definizione agevolata dei ruoli.

La rottamazione delle cartelle Equitalia entra finalmente nel vivo. Dopo la pubblicazione da parte dell’ente riscossore del modulo per la richiesta di adesione alla sanatoria dei ruoli (scarica il modello DA1-dichiarazione-definizione-agevolata) sono state infatti approvate anche le variazioni proposte circa numero di rate, durata e anni di riferimento. È tutto pronto quindi per aderire alla definizione agevolata dei ruoli equitalia come previsto dall’articolo 6 del decreto legge 193/2016. L’obiettivo della manovra è di facilitare l’incasso di numerosi crediti iscritti a ruolo tramite uno sconto ai contribuenti morosi ottenuto con lo stralcio delle sanzioni e di parte degli interessi oltre al ricalcolo degli aggi.

Rottamazione Cartelle Equitalia : come funziona e a chi si rivolge

La definizione agevolata coinvolte tutti i ruoli notificati  dal 2000 al 2016 ( rispetto alla versione iniziale vengono comprese anche le cartelle notificate ma soprattutto iscritte a ruolo nel 2016), siano esse relative a debiti erariali e previdenziali che a violazioni amministrative (si pensi alle multe stradali).
Sono compresi nella manovra anche gli avvisi di addebito INPS e gli avvisi di accertamento esecutivi, cioè somme affidate direttamente senza la formazione del ruolo. Sono invece espressamente escluse tutte le risorse di natura comunitaria nonché le somme da recupero di aiuti di stato e da condanne della Corte dei Conti oltre alle sanzioni penali. Sono coinvolte anche le multe stradali ma lo stralcio in questo caso è limitato alle sole maggiorazioni irrogate ai sensi della legge 689/81 oltre agli interessi di mora.
La rottamazione delle cartelle Equitalia prevede lo stralcio completo delle sanzioni e degli interessi di mora nonché di dilazione sino a questo punto maturati mentre restano gli interessi dovuti per tardiva comunicazione e l’aggio che sarà ricalcolato relativamente al nuovo importo dovuto.
Il pagamento potrà essere effettuato in unica soluzione o distribuito su un massimo di 5 rate ( non più 4 come inizialmente previsto) ed in ogni caso non oltre il 15 marzo 2018. Delle 5 rate è previsto che le prime 3 siano concentrate nel 2017 a copertura del 70% dell’importo dovuto, il restante 30% a saldo sarà quindi distribuito nel 2018 sulle 2 rate residue.
L’intero importo sarà quindi distribuito su un totale di 21 mesi, cioè in media una rata ogni 4 mesi a differenza di una rateizzazione ordinaria che può in effetti chiudersi su un totale di 72 mesi ma con medie mensili,
Sugli importi rateizzati, a partire dalle rate successive alla prima, sarà applicato il tasso di interesse del 4.5% annuo.
È importante rilevare come la rottamazione delle cartelle equitalia prenda in considerazione un arco temporale riferito alla formazione dei ruoli che noncoincide con la notifica e soprattutto non è da confodersi con l’anno di competenza dei valori prodromici.

Rottamazione delle cartelle Equitalia : cosa fare in caso di contenziosi pendenti , dilazioni o pagamenti parziali.

Per le cartelle oggetto di contenzioso, di qualsiasi natura esso sia e in qualsiasi grado di giudizio sia pendente, il contribuente che intenda usufruire della definizione agevolata dovrà espressamente rinunciarvi.
Chi ha invece delle dilazioni in corso con Equitalia e intendesse accedere alla dilazione agevolata potrà presentare la richiesta di rottamazione solo saldando le rate dovute sino al 31 dicembre 2016.
Quanto già versato a titolo di sanzioni o di interessi non potrà essere rimborsato sebbene tali voci di debito non saranno più dovuti a seguito della rottamazione.

Rottamazione delle cartelle Equitalia : invio della domanda

Per richiedere la definizione agevolata delle somme iscritte a ruolo occorre utilizzare il modello DA1 messo a disposizione dall’Equitalia . Il modello compilato in ogni sua parte dev’essere presentato entro e non oltre il 31 marzo 2017, ben due mesi in più rispetto alla scadenza originaria fissata al 23 gennaio 2017.
La richiesta può essere presentata sia presso gli sportelli che a mezzo PEC utilizzando gli indirizzi messi a disposizione dall’ente riscossore che è possibile scaricare al seguente link.
Gli interessati dovranno indicare il numero di cartelle che intendono “rottamare” oltre al numero di rate in cui suddividere il debito.  In caso di contenziosi in corso che coinvolgono le cartelle interessate, questi andranno indicati nella domanda dichiarando di rinunciarvi.
Equitalia entro 180 giorni comunicherà al debitore il debito ricalcolato oltre alle scadenze e gli importi di ciascuna rata. La richiesta di rottamazione delle cartelle produce da subito il blocco di tutte le iniziative a disposizione di Equitalia per il recupero del credito: iscrizione di ipoteche, pignoramenti e fermi amministrativi.
Anche le azioni esecutive in corso sono interrotte ma restano invece validi i provvedimenti ed i vincoli attivi da prima della presentazione della domanda
Gli importi potranno essere pagati con domiciliazione bancaria, allo sportello o con bollettini precompilati ma non è ammessa la compensazione con i crediti vantati con la pubblica amministrazione.

Rottamazione delle cartelle Equitalia : cosa succede se non pago?

È molto importante evidenziare che la rottamazione in oggetto non rientra tra i casi previsti dalla disciplina del lieve inadempimento (art. 15 ter del Dpr 602/1973) e quindi è sufficiente anche un unico giorno di ritardo per far decadere l’intero provvedimento con la conseguente perdita dei benefici concessi ed il recupero immediato di tutte le somme maturate e dovute. Se il provvedimento decade non sarà infatti possibile procedere con una richiesta di rateizzazione ordinaria e non sarà possibile nemmeno regolarizzarsi versando quando dovuto per la rottamazione in un’unica rata complessiva. La dilazione da rottamazione non rientra infatti tra i casi previsti dall’articolo 19 del Dpr 602/1973.

La rottamazione delle cartelle Equitalia rappresenta sicuramente una valida opportunità per regolarizzare le proprie pendenze sia fiscali che previdenziali o amministrative. Tuttavia potrebbe non rivelarsi così conveniente o realizzabile. L’invito è di valutarne gli effetti economici ma soprattutto finanziari.
Per questo motivo vi invitiamo a seguirci per poter essere aggiornati sulle novità relative alla rottamazione delle cartelle Equitalia ma anche su tutte le analisi e quindi spunti di riflessione che proveremo a darvi.

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Guadagnare con Google Adsense: trattamento fiscale e contabile

Come guadagnare con Google Adsense attraverso click e affiliazioni e definire la propria posizione fiscale. Guida agli aspetti fiscali e contabili legati al guadagnare con Google Adsense

 

Guadagnare con Google Adsense, tra i blogger e gli operatori del settore web, è probabilmente l’obiettivo principale della loro attività. Guadagnare con i sistemi di “click” nonchè affiliazione fa di Google Adsense sicuramente uno dei driver economici più importanti e redditizi ed il web è pieno di consigli, indicazioni e guide, su come utilizzarlo.
Potremmo indicarvi almeno 10 siti che svelano le migliori tecniche per ottimizzare le visite del vostro sito e quindi incrementare i vostri guadagni ma non è nostra intenzione farlo.
Guadagnare con Google Adsense significa produrre reddito ed il reddito è noto richiamare l’attenzione di fisco, e quindi tasse, e adempimenti ad esso connesso.
Molti sono i dubbi su quali siano gli adempimenti fiscali e contabili connessi con la possibilità di guadagnare con Google Adsense.

Guadagnare con Google Adsense : obbligatorio aprire partita iva?

Sicuramente il primo dubbio che occorre affrontare è sulla necessità di aprire o meno la partita iva, formalizzare cioè la propria attività economica o poter restare nell’ombra e per quanto tempo.
La risposta è diretta quanto chiara: qualsiasi attività finalizzata alla produzione di reddito, se svolta in modo organizzato e professionale, richiedere l’apertura della p.iva e l’assolvimento degli adempimenti ad essa connessi.
Di quali adempimenti parliamo? L’apertura di una p.iva significa l’avvio di una propria attività imprenditoriale e va accompagnata dal giusto quanto inevitabile, inquadramento previdenziale e la successiva iscrizione in camera di commercio.
Quindi se vorrete guadagnare con Google Adsense, farlo in modo continuativo quanto organizzato, diventa inevitabile aprire la propria partita iva e mettersi in proprio.

Prima di avviare la tua attività dai uno sguardo ai nostri consigli

Guadagnare con Google Adsense

Posso guadagnare con Google Adsense sino a 5.000 Euro senza aprire p.iva?

Il famigerato limite di 5.000,00 € entro il quale si può agire senza obbligo di formalizzare la propria p.iva è un falso. Tale limite non riguarda l’attività in oggetto, svolta peraltro per proprio conto e il fisco italiano non concede alcun limite al di sotto del quale sia possibile evitare di regolarizzare la propria posizione fiscale.
Ciò che vale non è infatti l’importo quanto la natura della propria attività : ossia se essa sia svolta in modo professionale, quindi in modo sostenibile e duraturo, ed organizzato cioè nel tramite di un organizzazione “di impresa” volta al conseguimento di un profitto.
Non è raro, in verità, il caso di blogger che attendono prima di guadagnare con Google Adsense per qualche tempo, accumulando credito, e poi procedono all’apertura di una partita iva.
Ciò è possibile nelle more dell’interpretazione normativa che vede il conseguimento del reddito non nel sorgere del diritto allo stesso quanto alla sua erogazione. Tuttavia questa visione può essere valida per redditi diversi o assimilati a quelli da lavoro dipendente ma non per l’attività di impresa.

Guadagnare con google adsense : attività imprenditoriale o occasionale

La discriminante torna quindi ad essere la natura professionale ed organizzata dell’attività.
In parole povere se i guadagni iniziali possono in qualche modo essere collegati ad un’attività sporadica, quasi inconsapevole, i guadagni “successivi” e periodici sono invece da ritenersi voluti, generati in modo professionale nel tramite di un’organizzazione ormai affermata.
C’è da sottolineare che con o senza apertura di p.iva, guadagnare con Google Adsense significa in ogni caso generare un reddito che è sempre soggetto a tassazione. Se tale tassazione produca poi l’obbligo di pagamento a favore dell’erario non è automatico perché l’entità delle tasse di ciascun contribuente dipende dall’entità  del reddito e dal profilo fiscale personale di ciascun contribuente.

Se apro partita iva per guadagnare con google adsense : che altri aspetti devo valutare?

Aprire partita iva per iniziare a lavorare e quindi guadagnare con Google Adsense equivale ad avviare una propria attività imprenditoriale, sia essa svolta come ditta individuale che in forma societaria.
Quindi anzitutto vi invitiamo a seguire le nostre guide per avere consigli e indicazioni su come gestire e controllare l’andamento della vostra attività; successivamente vi consigliamo di concentrarvi sulla natura della vostra attività.
In particolare occorre avere chiaro alcuni aspetti:
– con il programma Adsense, Google diventerà un vostro cliente;
– Google è un soggetto economico straniero, nello specifico Irlandese e quindi Comunitario;
– l’attività svolta non trova un chiaro inquadramento nell’ordinamento italiano;
Quest’ultimo aspetto è molto importante perchè condiziona e definisce la natura della nostra ditta o società agli occhi del fisco e degli altri enti. Da questa scelte deriva ad esempio l’inquadramento come attività commerciale o professionale con successiva determinazione della posizione previdenziale.

Guadagnare con Google Adsense : natura dell’attività

La natura della propria attività si esprime quindi in fase di richiesta partita iva con il codice ateco ed è quest’ultimo che, se di natura commerciale, determina l’iscrizione in camera di commercio è l’assoggettamento alla cassa previdenziale artigiani e commercianti.
Il codice che meglio rappresenta l’attività volta a guadagnare con Google Adsense è a nostro avviso il 73.11.02  – Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari ed è di natura commerciale.
Tuttavia non tutte le camere di commercio pare abbiano un giudizio univoco, possono addirittura dare la sensazione che non abbiano chiaro la differenza tra agenzia di pubblicità e attività tramite adsense.
La casistica osservata ha proposta addirittura interpretazioni differenti da parte dello stesso operatore della stessa camera di commercio, due richieste …. due interpretazioni. Nel primo caso valutata come attività commerciale e quindi iscritta mentre nel secondo caso la camera di commercio interessata ha richiesto l’annullamento della domanda perchè considerata attività non commerciale come per il caso della camera di commercio di Salerno. Ciò vale sia per tutte le camere di commercio, dal sud al nord passando dal centro, che abbiamo avuto modo di interpellare: Torino, Roma, Latina, Napoli, Salerno, Caserta, Lecce, Cagliari, Modena, Pavia, Savona.
Ad esempio per la camera di commercio di Napoli abbiamo potuto rilevare che per l’attività in oggetto sia richiesto il codice 63.12 – Produzione Web, avente natura commerciale, sebbene sino al 2016 avesse accettato senza alcuna remora il codice 73.11.02. Il codice 63.12 è invece, al momento, rifiutato dalla camera di commercio di Caserta.

Guadagnare con Google Adsense : attività intracomunitaria

Altro adempimento molto importante che occorre assolvere è l’iscrizione al registro VIES senza il quale non potreste svolgere alcuna attività con operatori comunitari e pertanto nemmeno con Google che ricordiamo ha sede in Irlanda.
Questo non è l’unico adempimento che dovrete assolvere se vorrete lavorare e guadagnare con Google Adsense.
Le fatture emesse dovranno essere indirizzate a Google Ireland Ltd riportando la dicitura che identifica le prestazioni come “non soggette ad Iva ai sensi dell’articolo 7-ter del DPR n. 633/72” ed il riferimento alla procedura di “Inversione contabile – Reverse Charge”.
Rientrerà infatti tra quelle sottoposte al cosiddetto sistema “reverse charge” (inversione contabile), attraverso il quale contabilmente verrà rilevata l’iva pur non essendo l’imponibile della vostra fattura soggetto ad iva.
Ciò vuol dire che per ogni fattura emessa a Google dovrete ricordarvi di compilare e inviare il modello INTRA, che a seconda dei vostri guadagni avrà cadenza trimestrale o mensile.
Normativa vorrebbe che la fattura venga stampata e trasmessa a Google ma la prassi indica che google elabori internamente delle proprie fatture assegnate a ciascun “blogger” secondo un meccanismo simile a quello conosciuto in Italia come di autofattura.

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Articolo aggiornato in data 11/04/2017




Dimissioni volontarie : addio dimissioni in bianco

Mai più Dimissioni volontarie o in bianco
Dal 12 marzo scorso è entrata in vigore la nuova disciplina per le dimissioni volontarie : non sarà più possibile ricorrere alle dimissioni in bianco.
Infatti chiunque volesse dimettersi, tanto in caso di recesso unilaterale, quanto per risoluzione consensuale, dovrà necessariamente seguire quanto introdotto dal Jobs Act.
Per le dimissioni volontarie, così come per le altre forme di interruzione del rapporto lavorativo, la procedura  impone una comunicazione telematica con l’impiego dei moduli forniti dal Ministero del Lavoro.

Addio dimissioni in bianco

Nella procedura precedente per comunicare le propria volontà di recedere da un rapporto lavorativo bastava sottoscrivere una lettera.
L’inconveniente principale, che lasciava ampio spazio all’opportunismo creando non pochi danni ai lavoratori era l’impossibilità di verificare la data.
Ciò quindi agevolava la pratica delle dimissioni in bianco.
Molto spesso il datore chiedeva ai lavoratori di firmare la lettera di dimissioni, dimissioni in bianco appunto, senza apporre alcuna data. Questa sarebbe poi stata aggiunta in secondo momento in caso di bisogno e secondo le necessità del titolare.
Questa pratica, nell’ottica dell’imprenditore, consentiva allo stesso di tutelarsi e soprattutto di usare la lettera al momento opportuno. Nelle sue mani quindi le dimissioni diventavano un’arma di ricatto che i lavoratori erano quasi costretti a cedere pur di salvare il posto di lavoro.
A farne le spese erano soprattutto le lavoratrici, le quali erano così allontanate facilmente dall’azienda durante la gravidanza.
L’assenza di data certa consentiva al datore di lavoro anche di utilizzare a suo vantaggio il periodo di preavviso scegliendo la data più opportuna per le sue esigenze.
Un rapporto di sudditanza impensabile e inaccettabile che la nuova procedura per le dimissioni volontarie sicuramente contribuisce a spezzare

Dimissioni volontarie : come funziona la nuova procedura

Il lavoratore potrà presentare le proprie dimissioni volontarie in via telematica attraverso due modalità:

  • Potrà inviarlo autonomamente al sito del Ministero del Lavoro e, quindi, sarà necessario munirsi del Pin, facilmente ottenibile direttamente dal sito dell’INPS;
  • Recandosi presso gli sportelli dell’Ente Previdenziale;

L’inoltro del modello autonomamente on line consente l’accesso al form grazie al quale sarà possibile recuperare tutte le informazioni sul rapporto di lavoro che si intende cessare.
Per i rapporti di lavoro antecedenti il 2008, il lavoratore dovrà indicare:

  • la data di inizio del rapporto di lavoro;
  • il tipo di contratto stipulato con il datore di lavoro;
  • i dati relativi al proprio datore di lavoro;
  • i dati che riguardano le dimissioni o la risoluzione del contratto di lavoro in questione

La nuova procedura telematica non si applica:

  • ai dipendenti pubblici;
  • a chi svolga attività domestiche;
  • ai lavoratori del settore marittimo;
  • alle lavoratrici in gravidanza;
  • alle madri nei primi tre anni di vita del bambino.

Per queste categorie di lavoratori rimane la necessità di recarsi allo sportello territoriale degli uffici del lavoro competenti.

Cosa accade in caso di ripensamento?

Una volta inoltrata la domanda via web il lavoratore avrà sette giorni di tempo per “ritornare sui suoi passi” ed eventualmente annullare la lettera di dimissioni volontarie.
Tuttavia, per via telematica si intende esclusivamente la domanda di dimissioni presentata tramite il sito del Ministero: non saranno valide le lettere di dimissioni presentate via email (o qualsiasi altra modalità).

 

 

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