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Trivelle in Italia : la parola al referendum

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trivelle ItaliaSvolta nella guerra delle trivelle e per il petrolio in Italia: la Consulta si è espressa favorevolmente in merito ad un quesito referendario, il sesto, riguardante la norma che prevede che le concessioni ed i permessi già rilasciati abbiano ” la durata della vita utile del giacimento“.
La Cassazione si era già espressa giungendo ad una conclusione analaloga, tuttavia, inizialmente, aveva accolto tutti e sei i quesiti referendari, ma successivamente l’Esecutivo, attraverso la legge di Stabilità, era riuscito ad ovviare, riproponendo il divieto di trivellazioni entro il limite delle 12 miglia marine, permettendo così l’assorbimento di 5 quesiti su 6. Prima della pronuncia della Corte Costituzionale, l’Ufficio Centrale per il Referendum aveva già ritenuto che la norma prorogasse indebitamente la durata delle autorizzazioni concesse.
Il Governo, al contrario, difende la norma ritenendola necessaria al fine di consentire la manutenzione degli impianti, il contenimento dell’impatto ambientale e la tutela di migliaia di posti lavoro.

Le Regioni promotrici (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna,Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise), dal canto loro, esultano se pur con qualche perplessità. I Governatori, infatti, hanno una visione che va nella direzione diametralmente opposta rispetto a quella di Renzi, perché sono convinti che fermare le trivelle sia indispensabile per garantire la salute e la sicurezza dei cittadini, per preservare l’ambiente e anche per cercare di tutelare settrori produttivi da sempre strategici quali agricoltura, pesca e turismo che risultano invece pesantemente danneggiati dalle attività estrattive e di ricerca marine e terrestri.
Anche perché le trivelle non hanno portato nessun particolare beneficio economico alle famiglie, si pensi ad esempio alla Basilicata, nonostante sia la Regione col maggior giacimento su terra ferma in Europa, e che contribuisce per quasi il dieci per cento al fabbisogno nazionale di petrolio, vede il proprio reddito medio pro-capite in costante decremento. Attualmente, infatti, si mantiene tra i più bassi in Italia attestandosi con i suoi 18,3 mila euro, ben al disotto della media Nazionale che oscilla intorno ai 35 mila euro e, in seguito al crollo del prezzo del greggio, e alla conseguente riduzione delle royalties, il trend è previsto ancora in peggioramento.
Un aspetto, tuttavia, non lascia tranquille le Regioni, ovvero la scelta del 17 aprire come data per lo svolgimento del referendum abrogativo. I promotori lamentano, infatti, l’eccessiva vicinanza alla sentenza di accoglimento, e la conseguente impossibilità di porre in essere un’adeguata campagna di sensibilizzazione, giova ricordare, infatti, che quella abrogativa è l’unica forma referendaria ad essere subordinata al doppio quorum: affinché sia valido prevede che si rechino alle urne la metà più uno degli aventi diritto; e di questi la metà più uno dovrà esprimersi per l’abrogazione. I Governatori avrebbero auspicato, quindi, che si ricorresse all’election day, non solo per consentire il raggiungimento del quorum, ma anche per evitare l’aumento dei costi che conseguirà al mancato accorpamento. Da una prima stima si ritiene che si andranno a spendere oltre 200 milioni di euro in più.
Ma l’ aspetto forse più triste è che in passato, negli anni di Governo del Centro – Destra, nel momento un cui l’Esecutivo, in casi analoghi, si comportava esattamente così, i partiti che oggi formano la Maggioranza si scagliavano contro Berlusconi ed i suoi Governi additandoli come irresponsabili in quanto buttavano via i soldi degli Italiani!

trivelle in Italia

Anche la Croazia vuole fermare le trivelle.

Zagabria ha annunciato la volontà di fermare le trivelle nell’Adriatico. Lo scorso 22 gennaio, il Premier incaricato Tim Oreskovic, durante la presentazione del proprio programma di governo, ha annunciato al Parlamento di Zagabria l’intenzione di proclamare “una moratoria al progetto di esplorazione ed estrazione degli idrocarburi”.
La questione era già stata trattata dal Premier uscente Milanovic, anche se si decise di procrastinare qualsiasi decisione a dopo le elezioni. Le pressioni del popolo, ma soprattutto la diminuzione degli investimenti rispetto alle aspettative, dovuto al crollo del prezzo del petrolio, hanno spinto la Croazia a rivedre la propria politica energetica e a dire no alle trivellazioni.
Decisa inversione di rotta, dunque, anche da Zagabria, nonostante negli anni scorsi il Governo croato si fosse prodigato nell’approvazione di nuove concessioni a una serie di multinazionali tra cui l’ENI, per svolgere attività estrattive e di ricerca.
Il petrolio in Italia (quanto meno a livello locale) è in Croazia sembra ormai non occupare più una posizione preminente nelle scelte relative ai progetti di approvvigionamento energetico. Anche per effetto delle proteste di numerosi cittadini da entrambe le sponde dell’Adriatico. D’altronde è facile immaginare che nella malaugurata ipotesi di un indecente in una piattaforma Croata, le conseguenze si avvertirebbero anche in Italia. Con il prezzo che continua ad essere inferiore ai 40 dollari al barile non è chiaro, sotto il profilo economico, come mai uno Stato decida di puntare ancora su attività estrattive è non rivolga, pittuosto, le proprie attenzioni e investimenti a settori quali agricoltura, turismo o la pesca., da sempre forieri di benessere ed occupazione.
L’Italia è la Croazia stanno convergendo, quindi, verso una visione comune del futuro, caratterizzata dalla possibilità che la propria politica di approvvigionamento energetico non si basi più sui combustibili fossili e dall’intento di impiegare sempre maggiori risorse in forme di sviluppo sostenibili. In Croazia l’Esecutivo ha dimostrato di essere sulla stessa lunghezza d’onda della società civile, purtroppo in Italia la società civile dovrà agire ancora una volta senza l’appoggio del Governo Centrale, ma almeno stavolta, se non altro, riceverà il sostegno dei rappresentanti di molti governi locali.

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Dr. Gianfranco Aurilio
Dr. Gianfranco Aurilio
Laureato in Scienze Politiche
Giornalista e grande appassionato di tutto quanto concerna l'amministrazione di enti pubblici e privati.

Ambizione professionale: raccontare la realtà a 360° senza vincoli e condizionamenti

Amante del gioco del calcio in tutte le sue sfaccettature